
[thumb:10204:l]Vado Ligure. “I sindacati accettano la tesi ingannevole di Tirreno Power e, di fronte ai pochi posti di lavoro ipotizzati con l’ampliamento a carbone, aprono la strada a danni irrimediabili alla salute pubblica con incremento di malattie tumorali, cardiocircolatorie e respiratorie”. Il biologo Virginio Fadda e lo pneumologo Agostino Torcello del MODA Savona, insieme al dottor Marco Caviglione della sezione savonese di ISDE Medici per l’Ambiente, tuonano contro l’intesa firmata dalle organizzazioni sindacali del settore elettrico con la proprietà della termocentrale vadese.
Secondo quanto sostengono i tre medici, in provincia di Savona la mortalità standardizzata per tumori totali nel 2005 supera la media nazionale ed è più alta di tutte le regioni italiane, con previsioni più nefaste in caso di potenziamento della centrale. L’accusa che rivolgono ai sindacati riguarda il “baratto” tra l’inquinamento da carbone e “una manciata di posti di lavoro”. A conforto delle loro tesi, Fadda, Torcello e Caviglione affermano: “Rispetto al 2006 l’inquinamento dopo l´ampliamento a carbone aumenterà notevolmente anziché diminuire. Si produrranno infatti, dopo l´ampliamento, circa 6.500 tonnellate/anno di poveri sottili cancerogene e cardiotossiche stimate secondo parametri UE per le polveri primarie e secondarie contro le 158 t/a dichiarate da Tirreno Power”.
I tre specialisti parlano anche di “inganno” sulle emissioni di ossidi di azoto: “Gli NOx non diminuirebbero come dichiarato da Tirreno Power (-1,1% per gli ossidi di azoto), bensì aumenterebbero notevolmente da 3.153 t/a a 4.500 t/a (+43%)”. Poi, anche gli ossidi di zolfo: “Aumenterebbero da 5.800 t/a a 5.900 t/a (+1,7%)”. Infine, le emissioni di anidride carbonica: “La CO2 addirittura raddoppierebbe invece che diminuire rispetto al 2006; da 3,8 milioni di t/a a ben 7,5 milioni di t/a con costi enormi per la società visto le multe salate previste per gli Stati che superano le quote assegnante”.
I medici del MODA e dell’ISDE contestano lo studio di Via per l’ampliamento presentato da Tirreno Power, in base al quale, prendendo a termine di paragone l’anno 2006, le emissioni complessive con il nuovo progetto invece che aumentare diminuirebbero. Lo definiscono “ingannevole”. Perché? “Tirreno Power – spiegano Fadda, Torcello e Caviglione – non considera per i suoi calcoli il nuovo gruppo a gas da 760 MW entrato in funzione nel marzo 2007 e quindi dopo il 2006, quando funzionavano ‘solo’ i 2 gruppi a carbone da 660 MW. Per correttezza quindi è doveroso considerare per le emissioni totali post-operam anche le emissioni aggiuntive del nuovo gruppo a gas”.
La stoccata è alle sigle sindacali Filcem, Flaei e Uilcem in riferimento al protocollo sulla stabilizzazione organizzativa recentemente sottoscritto con la proprietà della centrale: “Perché i sindacati, che oggi promuovono con enfasi questo progetto inquinante per pochi posti di lavoro, hanno accettato in silenzio il drammatico calo dell’occupazione nella centrale di Vado che dopo il passaggio da Enel ai privati di Tirreno Power è letteralmente crollata da 556 a 224 unità?” chiedono i tre studiosi, che aggiungono: “I sindacati dimenticano gli enormi costi ambientali e sanitari per malattie e mortalità precoce stimati già attualmente secondo i paramentri UE da 110 ea 500 milioni di euro/anno così come le stime di mortalità precoce sono valutabili in circa 20 morti/anno. Figuriamoci quanto aumenteranno i costi e la mortalità dopo l’ampliamento a carbone”.
Secondo il MODA e l’ISDE, non ci sarebbe necessità di altra energia da fonti fossili, visto che l’impianto vadese ne produce cinque volte di più di quella consumata nella provincia savonese. Per gli scienziati ambientalisti le tecnologie odierne permetterebbero di sostituire il carbone della centrale di Vado con le energie rinnovabili. “I sindacati – concludono Fadda, Torcello e Caviglione – dovrebbero immediatamente chiedere con urgenza per motivi ambientali e occupazionali depotenziamento e completa metanizzazione di questa ‘centrale in città’ con la chiusura degli obsoleti gruppi 1 e 2 a carbone. come richiesto dal professor Cortelessa dell’Istituto Superiore di Sanità e come votato all´unanimità (ma poi mai realizzato) dai Comuni di Vado, di Quiliano, dalla Provincia e recentemente anche dal Comune di Spotorno e dal Comune di Savona”.