
[thumb:2937:l]Savona. Sono stati illustrati stamane, nel corso di una conferenza stampa, i progetti futuri e le attività svolte finora dalla casa rifugio “L’Isola che non c’è”, aperta nell’ottobre 2007 per dare pronta accoglienza a donne e minori vittime di violenza, di maltrattamenti o in condizioni di pericolo a causa di gravi conflitti familiari.
“Purtroppo – ha spiegato Lucia Bacciu, presidente Comitato dei sindaci del settimo distretto sociosanitario savonese e assessore comunale alla promozione sociale – la situazione sul territorio savonese è ancora grave. Abbiamo infatti assistito ad un forte aumento del numero di donne che hanno chiesto aiuto sia di persona sia attraverso l’ascolto telefonico. Si tratta soprattutto di donne straniere, mentre facciamo fatica a rivolgerci a donne italiane”.
“E’ importante però considerare che questo incremento sia dovuto anche ad una maggiore presa di coscienza del problema, che spinge sempre più donne ad uscire allo scoperto e trovare il coraggio di denunciare la loro situazione, che molto spesso avviene in ambito famigliare” ha proseguito poi l’assessore.
“L’apertura della casa rifugio ed i servizi di supporto da essa offerti ha perciò segnato un traguardo importante nell’assicurare a questa fascia disagiata della popolazione immediata cura e protezione – ha detto Lucia Bacciu -. Ora, grazie all’avvio del secondo livello del progetto, siamo in grado di accompagnare queste persone nell’elaborazione di progetti individuali di reinserimento nel tessuto sociale. Il nostro obiettivo è quello di aprire sul territorio altre strutture e fare in modo che tutte le donne assistite evitino di tornare in famiglia, là dove avviene e si perpetua la violenza”.
Il progetto della casa rifugio è stato finanziato, dopo la fase di avvio, esclusivamente con fondi messi a disposizione dai Comuni del distretto sociosanitario e dalle Opere sociali, che concorrono al costo totale annuo mediante la disponibilità dell’alloggio sede della struttura e con l’assunzione diretta degli oneri relativi ai costi generali e delle utenze. L’accesso al servizio è prioritariamente rivolto a persone residenti nel territorio del distretto, ma possono essere accolte anche persone residenti in altre zone della Provincia.