
[thumb:4477:l]Varazze. “Pochi gli asili nido nella provincia di Savona”. L’allarme lanciato dal Centro Aiuto Vita ingauno, che denuncia la carenza di strutture per la custodia dei bimbi sino ai tre anni di età, corrisponde alle parole di una nostra lettrice, una mamma quarantenne, che spiega: “Sono impiegata presso un’azienda locale e lo scorso anno ho avuto il mio primo bimbo. A 39 anni, perché prima, tra mutuo casa e quant’altro, non riuscivamo a permettercelo. L’immensa gioia della gravidanza e dell’arrivo di Matteo è stata offuscata, dopo soli un mese dal parto, quando ho cominciato a pensare come avrei potuto organizzarmi per rientrare al lavoro, visto che la situazione finanziaria non mi permetteva di usufruire dell’ulteriore periodo di gravidanza facoltativa a stipendio ridotto”.
A Varazze, dove la nostra lettrice Paola risiede, come in altre sei città savonesi di consistente popolazione, non esiste asilo nido comunale. “Altre madri di mia conoscenza, residenti in altri Comuni, mi hanno confermato poi che comunque l’orario di chiusura degli asili nido in generale termina alle ore 16 e visto che io inizio a lavorare alle 15,30 il problema sarebbe rimasto comunque complicato da risolvere”. “Mi sono rivolta alle ludoteche che, per carità, funzioneranno benissimo, ma, oltre ad avere un costo elevato, non coprivano il ‘monte ore’ necessario per il mio lavoro – prosegue – Così l’unica soluzione mi è sembrata quella della baby sitter. Ho trovato, non facilmente, una signora che è tutt’ora con me, ma il mio stipendio, in pratica, lo giro direttamente a lei. Ora, questo non è un problema temporaneo, perché fino a quando il mio bimbo non potrà andare all’asilo, io dovrò usufruire della baby sitter”.
Asili nido mancano ad Andora, Albissola Marina, Carcare, Celle Ligure, Finale Ligure e Laigueglia. “Le donne che risiedono in questi Comuni sono discriminate perché, se anche riuscissero ad iscrivere il proprio bimbo in un’altra città, la retta mensile dell´asilo nido sarebbe comunque sempre maggiorata, in quanto non residenti” è l’osservazione di Eraldo Ciangherotti, presidente del CAV ingauno.
“Con il solo stipendio di mio marito, l’affitto, le utenze, i pannolini, il latte e tutto ciò che occorre ad una normale famiglia, senza concessione di lussi extra, facciamo davvero fatica a sopravvivere e ad arrivare a fine mese” dice Paola, che, fra l’altro, non ha la fortuna di avere nonni disponibili ad aiutarla. “Molti si chiedono perchè la natalità sia in calo – osserva – Ma chi si mette a fare figli sapendo che poi non è sostenuto e supportato dalle istituzioni?”.
“Scusate il mio sfogo, ma quando ho letto quell’articolo sul Centro Aiuto Vita ho ripercorso l’ansia del mio vissuto e mi sono ancora più abbattuta nel vedere che ovunque tutto il mondo è paese nella provincia di Savona – conclude Paola – Ci vorrebbe così poco a tutelare le donne che diventano madri con strutture efficienti pronte ad affiancarle e a sostenerle; invece no, facciamo convegni, parliamo di violenza sulle donne, ascoltiamo le urla di comitati che escono improvvisamente dal silenzio, ci sediamo a discutere a tavole rotonde e poi, quando si spengono i riflettori dei mass media, rimaniamo sole, come sempre, anche nella festa della donna”.