
[thumb:10171:l]Cairo Montenotte. Un alpinista italiano è rimasto ucciso e altri tre sono bloccati insieme alla guida argentina dopo una tempesta nei pressi della vetta dell’Aconcagua, la cima più alta del Sudamerica, con una temperatura che raggiunge i 20 gradi sottozero. Due degli escursionisti della cordata sono valbormidesi, entrambi di Bragno, nel Comune di Cairo Montenotte: Matteo Refrigerato (a destra nella foto) di 35 anni e Mirko Affasio, di 39.
A casa Refrigerato risponde il padre di Matteo, Bruno. “Siamo molto preoccupati. Abbiamo saputo che c’è un morto ma non ci hanno detto chi è. Stiamo aspettando notizie. Preferirei non parlare in questo momento”. Forte preoccupazione anche in casa del nonno Aldo, che spiega: “Mio nipote è esperto di montagna, ma ora siamo in attesa di notizie”. Anche a casa Affasio i familiari dell’alpinista bloccato sono di poche parole. Le famiglie di Refrigerato e Affasio abitano nella stessa strada a Bragno, in corso Stalingrado.
Gli alpinisti (una comitiva originariamente di sei persone) nella notte di martedì sono stati sorpresi da una forte tormenta, che li ha costretti ad abbandonare il percorso stabilito dirigendosi verso il Glaciar de Los Polacos, da dove la guida è riuscita a mettersi in contatto telefonico con la stazione di polizia di Plaza de Mulas, secondo quanto ricostruiscono i media locali. Le squadre di soccorso, composte da personale specializzato della polizia e volontari, ha iniziato ieri l’ascesa verso la vetta, ma non sono riuscite ad arrivare al luogo dell’incidente a causa del maltempo. Stamani, però, intorno alle 6,20, un elicottero ha localizzato dall’alto il gruppo dei superstiti: uno di loro ha sventolato una bandierina per richiamare l’attenzione dell’elicotterista.
Con i suoi quasi 7 mila metri l’Aconcagua è la vetta più alta d’America ed attrae centinaia di alpinisti di tutto il mondo in questa stagione. La Farnesina è in contatto con i familiari degli italiani.
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