[random4:41:l]Savona. Le indagini dei carabinieri sono ora finalizzate a ricostruire l’esatta attività criminosa dei quattro malviventi, con base in un’abitazione di via degli Ulivi a Borgio Verezzi, che vengono ritenuti gli autori di una serie di furti nel Ponente savonese. Il 9 gennaio scorso l’indagine coordinata dal pm Alessandra Coccoli aveva portato all’arresto degli albanesi D.H., di 20 anni, e S.H., di 25. Ieri i carabinieri hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto altri due loro connazionali, E.H., di 25 anni, e A.L., di 27. I quattro per ora sono chiamati a rispondere del reato di ricettazione, in attesa che venga definito un più completo quadro d’accusa.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la banda ha cominciato ad operare nell’ottobre del 2008. Prima con furti nel Lodigiano e tra Pavia e Milano, poi nella Riviera savonese. Ma con un modus operandi differnziato. Sul suolo lombardo agivano di notte: si introducevano negli appartamenti, assicurandosi della presenza dei proprietari dormienti, facevano razzia di quanto trovavano e si impossessavano delle chiavi delle auto. Alla fine potevano contare sull’utilizzo di quattro vetture rubate: una Fiat Punto, una Ford Focus, una Opel Zafira e una Chrysler Voyager. Quest’ultima è l’auto fermata ieri dai militari dell’Arma.
Una volta arrivati sul territorio savonese, i malviventi ricorrevano ad altre modalità d’azione. Agivano questa volta di giorno, di solito nel pomeriggio: entravano nelle abitazioni e portavano via gioielli in oro, denaro contante, telefoni cellulari, pellicce, preziosi, orologi e, in un caso, anche una videocamera. Adesso, per gli investigatori, si tratta di ricollegare i quattro albanesi ai furti commessi in diverse zone del Ponente, in particolare a Finale Ligure, Loano, Pietra e nei paesi dell’entroterra come Tovo e Calice.
La refurtiva trovata dai militari nel “covo” condiviso dai quattro in via degli Ulivi a Borgio, per un valore complessimo di 130 mila euro, è stata parzialmente restituita ai proprietari. Ma l’appello degli uomini dell’Arma è rivolto a coloro che hanno subito le intrusioni ladresche, perché si attivino per riconoscere gli oggetti spariti dalle loro case presentandosi al comando della Compagnia di Albenga.
Tra le abitazioni finite nel mirino della banda anche quella dell’ex sindaco di Borgio Verezzi, Enrico Rembado. Gli inquirenti, però, sono ancora in attesa di avere riscontri, anche se nel bottino recuperato dalle mani degli arrestati c’è anche una penna d’argento con l’incisione “Enrico Rembado”.
Almeno una quarantina le intrusioni in case private messe a segno nel Savonese dai quattro albanesi che, per muoversi, utilizzavano le quattro macchine rubate nel Nord Italia. Solitamente parcheggiavano le auto presso la loro abitazione a Borgio, ma preferivano non avere addosso le chiavi (le lasciavano tra la ruota e il parafango) perché non saltassero fuori in un eventuale controllo.
D.H. e S.H., bloccati lo scorso gennaio, sono rinchiusi in carcere, mentre oggi il gip del tribunale deciderà sulle misure cautelari nei confronti di E.H. e A.L. Uno di loro, nel novembre del 2008, era stato arrestato in flagranza a Ceriale per tentato furto in abitazione ed era sottoposto all’obbligo di dimora. Nella perquisizione delle auto rubate i carabinieri hanno rinvenuto due pistole giocattolo: si tratta ora di chiarire se i malviventi ne abbiano o meno, in qualche occasione, fatto un uso intimidatorio a scopo di rapina.
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