
[thumb:10198:l]Albenga. Le prime parole di Souad El Ritmi, la donna marocchina accoltellata dal marito, sono state di comprensione nei confronti del consorte. Le ha pronunciate in un colloquio con Mustafà el Khatiri, presidente dell’associazione dei lavoratori immigrati, che le ha fatto visita all’ospedale Santa Maria di Misericordia dove si trova ricoverata. Il cinquantaquattrenne Mohammed El Ajjouri, che nella notte tra sabato e domenica in un garage in viale dell’Agricoltura ha sferrato due coltellate alla gola della moglie trentanovenne, avrebbe agito in preda alla disperazione con l’intento di uccidere la donna e poi togliersi la vita.
Secondo il racconto della stessa vittima scampata allo sgozzamento, l’uomo soffirebbe da tempo di uno stato depressivo che ne altera l’umore. Secondo gli inquirenti, però, il nordafricano era (anche) stordito dall’abuso di alcool. La seconda terribile aggressione con una lama nel giro di due anni non impedisce alla moglie di ricondurre l’episodio ad una sorta di “giustificazione”: “Mohamed ha una forte depressione che lo porta a fare cose che non sono nel suo carattere. Era molto depresso e ha cominciato a urlare che mi avrebbe ucciso e poi si sarebbe tolto la vita, così saremmo morti assieme” ha raccontato al rappresentante dei lavoratori immigrati.
A contribuire allo stato di annebbiamento mentale dell’uomo, i problemi di casa, l’ubriachezza, l’allontanamento coatto dei figli (assegnati ai servizi sociali), forse anche l’abitudine al gioco. El Ajjouri, accusato di tentato omicidio, è stato interrogato in carcere dal magistrato: si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip Barbara Romano ha quindi accolto le richieste del pubblico ministero Ubaldo Pelosi, convalidando l’arresto e confermandone la custodia cautelare in carcere. Il difensore d’ufficio dell’uomo chiederà nei prossimi giorni la scarcerazione o una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari o l’obbligo di firma.