
[thumb:9215:l]Provincia. Ha preso il via la stagione venatoria e la prima giornata di caccia nel Savonese non ha registrato incidenti. Insieme agli uomini del Corpo Forestale e della polizia provinciale, a vigilare sulle norme che tutelano la fauna selvatica c’erano anche le guardie zoofile dell’Enpa. I cacciatori si sono dedicati soprattutto ai boschi della Valbormida. Quest’anno sarà possibile anche la caccia di selezione al daino, nell’unità di gestione appositamente costituita nell’Albenganese e secondo i tempi indicati dall’Istituto della Fauna Selvatica di Bologna, da novembre a febbraio.
Gli oltre 6000 cacciatori savonesi uccidono ogni anno, secondo i riscontri dei tesserini consegnati, circa 60 mila uccelli migratori e 12 mila soggetti di fauna stanziale, per un totale di circa 72 mila animali (350.000 circa in Liguria). La media ufficiale è di circa 12 esemplari a testa, ma secondo la Protezione Animali il numero diventa più alto se si aggiungano i soggetti catturati dai bracconieri o non segnati sul tesserino.
Ad accompagnare la prima uscita domenicale delle doppiette le polemiche degli animalisti. “E’ un massacro travestito da contatto con la natura o dall’inconsistente compito di ridurre le popolazioni animali” dicono i responsabili dell’Enpa savonsese, che puntano il dito contro lo sdoppiamento dei tempi di caccia ai caprioli (quasi 5 mesi invece dei 2 indicati dalla legge nazionale), i giorni a scelta alla migratoria invece di tre fissi alla settimana, la caccia al cinghiale a gennaio con le femmine già gravide.