
[thumb:4212:l]Savona. Al tenente colonnello Giovanni Garau, comandante provinciale dell’Arma, i dati divulgati a giugno dal Sole 24 Ore ancora non vanno giù. Il quotidiano infatti collocava la provincia di Savona al primo posto in Italia per furti in appartamento in relazione al numero di abitanti: 630 “colpi” ogni 100 mila residenti, 1783 denunce nel 2007. Di quell’anno, il nuovo comandante aveva visto soltanto lo scorcio finale, essendosi insediato nel Savonese a settembre. Ma ha sempre difeso lo sforzo, anche quello pregresso, dei carabinieri, sottolineando come il fattore turismo, con la decuplicazione delle presenze, faccia sballare le statistiche.
L’ufficiale ha evidenziato, dati operativi alla mano (quelli basati sul database Sdi del Ministero dell’Interno), che nel periodo fra maggio 2007 e maggio 2008 vi è stata una leggera flessione dei colpi in appartamento denunciati all’Arma in provincia di Savona, flessione che diventa molto marcata nel periodo gennaio-maggio 2008. Una tendenza che si fa ancora più macroscopica considerando i dati dei tre mesi estivi di giugno, luglio e agosto 2008, secondo i quali sono drasticamente diminuite le intrusioni furtive nelle case. Un calo del 60 per cento: da 546 nel periodo corrispondente dello scorso anno a 211.
Un quadro, quello presentato dal comandante provinciale, teso a fugare il primato dei furti in alloggio e la reputazione che ne consegue. “A livello statistico le presenze turistiche penalizzano il Savonese che, dal punto di vista della criminalità, non sarebbe neanche paragonabile ad altre zone d’Italia” ha affermato Garau.
In una provincia relativamente tranquilla, anche i reati ascrivibili alla microcriminalità possono creare allarme, più di altri delitti, maggiormente gravi ma meno frequenti. “Le conseguenze di un furto in appartamento, che si riverberano sia come attacco alla sicurezza sia come violazione della privacy, sono particolarmente insidiose – sostiene Pierpaolo Martucci, docente di antropologia criminale – La vittima, sotto il primo profilo, avverte lo smarrimento che deriva dal constatare come le mura domestiche non siano state in grado di proteggerla da un’intrusione esterna; sotto il secondo aspetto, soffre per la contaminazione dei suoi spazi intimi e delle cose personali, manipolati e ‘sporcati’ da mani estranee”.
“Molto spesso – spiega Martucci – gli oggetti sottratti dalle abitazioni hanno un valore affettivo e sentimentale ben superiore a quello economico e, in questo senso, concretizzano una perdita irreparabile: si pensi a un gioiello di famiglia tramandato da generazioni, al dono di una persona cara o al ricordo di chi non c’è più. In questo caso le parti lese soffrono di un danno che, secondo le più recenti dottrina e giurisprudenza, ben si può definire ‘esistenziale’. Eppure, il fatto di aver subito un ‘micro’ crimine pone questi soggetti in una fascia assolutamente marginale nella già bistrattata categoria delle vittime del crimine, praticamente fuori dalla memoria e dall’attenzione sociale, relegata nella semplice routine delle attività giudiziarie”.