Albissola Marina. La scoperta è avvenuta per caso pochi giorni fa su una bancarella di vecchie carte a Ceva: nel gennaio del 1941 il bollettino parrocchiale di Albissola Marina, che in quegli anni era stampato dai Paolini di Alba, fu sequestrato dal prefetto di Cuneo Reimondi per la sua “intenzione esageratamente pacifista”. Quale la colpa dell’allora parroco don Carlo Ferro? L’aver invocato il dono della pace a sette mesi dall’entrata in guerra dell’Italia. A riferire la vicenda è l’attuale parroco di Albissola don Gino Peluffo nel numero del bollettino “Concordia” diffuso ieri, che riporta l’intera pagina “incriminata”.
Il carteggio fra l’allora prefetto di Cuneo e il Ministero dell’interno bolla quindi come “esageratamente pacifista” lo scritto di don Carlo Ferro, che, all’inizio del 1941, si limita ad auspicare “quella pace, che forma l’anelito del nostro cuore, per la quale affratellati nel cuore di Dio, possiamo essere vicendevolmente utili e quindi riposare tranquilli sulla mutua carità” e ad osservare che la pace “è un dono esclusivo di Dio: e gli uomini si affaticano inutilmente a procurarla, se Iddio non interviene colla sua potenza e con la sua bontà”. Commenta don Peluffo: “All’occhiuto censore di Cuneo questa non andava bene. Era disfattismo da perseguire e, detto, fatto, avvenne il sequestro del pericoloso giornaletto”.
Da notare, peraltro, come lo scritto di don Carlo Ferro passi rapidamente dall’invocazione della pace alla reprimenda, consueta in quegli anni, della moda femminile: “Abbiamo una gioventù femminile” tuonava il parroco, “che con la sua moda, in cui domina il vestire corto, succinto, ridotto più che all’estremo, il portamento procace, la spensieratezza imbecillita, l’esposizione di se stessa la più sfacciata, la truccatura la più falsa e ridicola, insomma tutto ciò ch’è provocante ed eccitante al male fino al limite massimo, fa orribile contrasto colla gentilezza del suo sesso”. Tranciante la conclusione: “Fino a tanto che da noi si camminerà così malamente non sarà facile essere ascoltati e beneficati da Dio”.