
[thumb:8101:l]Albenga. Gli agenti della squadra mobile della Questura savonese hanno eseguito questa mattina sette ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti immigrati di nazionalità marocchina, facenti capo ad un’unica famiglia, dei quali due già detenuti per un altro reato. Le accuse riguardano l’attività di favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato che i componenti del sodalizio criminoso, attivo nella zona di Albenga, a fronte di una somma di denaro e con l’ausilio di alcuni imprenditori agricoli compiacenti riuscivano ad ottenere il rilascio di numerosissimi “nulla osta al lavoro subordinato stagionale a tempo determinato” a favore di connazionali.
Giunti in Italia, gli stranieri scoprivano che in realtà il contratto di lavoro era solo teorico. Venivano di fatto impiegati nel lavoro nero ed ogni tentativo di protesta veniva immediatamente tacitato. Ingentissimi i guadagni per l’organizzazione, parte dei quali utilizzati per l’acquisto di terreni in Marocco.
Una decina di imprenditori agricoli, emersi nell’indagine come “referenti” dell’organizzazione, sono stati individuati e segnalati all’autorità giudiziaria. Le loro posizioni sono ora al vaglio della magistratura.[image:8100:r:s=1]
L’indagine, denominata “Pay for Italy”, è stata avviata lo scorso aprile e gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Alessandra Coccoli, hanno faticato non poco a rompere il muro di omertà che circondava la vicenda, caratterizzata da circostanze di estrema povertà e bisogno. La rete degli sfruttatori era attiva sin dal 2006.
Gli extracomunitari venivano di fatto schiavizzati dai loro aguzzini, dopo essere stati abbindolati, in patria, con la promessa di lavoro sicuro, casa e permesso di soggiorno. Gli ignari marocchini sborsavano all’organizzazione dai 6 ai 10 mila euro ciascuno e si potevano così presentare al consolato italiano di Casablanca, accedendo all’opportunità di entrare in Italia con un nulla osta temporaneo.
La loro vita sul territorio italiano, poi, si trasformava in un incubo. Venivano costretti a vivere ammassati in baracche, in condizioni igieniche precarie, e venivano taglieggiati dai connazionali, nonché ricattati e ridotti al silenzio. Una volta in Italia, l’imprenditore agricolo non regolarizzava definitivamente la posizione di lavoro dello straniero e questi assumeva lo status di clandestino, divenendo quindi esposto all’arresto.
Un centinaio gli stranieri fatti arrivare dal Marocco nel corso di tre anni. Il tutto per un giro di affari che, ai soggetti del gruppo criminale, arrivava a fruttare 800 mila euro all’anno. Gli arrestati rischiano anche l’accusa di riduzione in schiavitù, ipotesi già al vaglio della magistratura. Sono Mourad Mouchtari, 31 anni; Ahmed Mouchtari, 26 anni; Mohammed Mouchtari, 54 anni; Rahal Mouchtari, 42 anni; Mohamed El Ritab, 45 anni; Elhassane El Asri, 40 anni; e Elsalah El Asri, 42 anni.
[image:8102:c:s=1]
Mourad e Ahmed Mouchtari, zio e nipote, sono già detenuti: l’uno a Imperia, l’altro a Savona. Lo scorso 13 aprile erano finiti in carcere per l’aggressione di un connazionale ad Albenga. Non è escluso, alla luce delle recenti indagini, che l’episodio costituisse un atto di intimidazione nei confronti di un immigrato insofferente per le restrizioni imposte dall’organizzazione.
[image:8097:c:s=1]