
[thumb:8080:l]Savona. Pittori italiani e spagnoli del Seicento e del Settecento, ma anche Modigliani: i ricavi illeciti di usura, droga ed estorsione venivano investiti nel mercato delle opere d’arte. Una vasta operazione della Dia di Milano ha stroncato un’organizzazione che usava qualsiasi modo per far soldi, attraverso atti d’intimidazione ad imprenditori, sequestri lampo e spaccio di cocaina. Mercati con guadagni di alcuni milioni di euro, secondo quanto accertato dall’indagine durata due anni.
Sono 24 le ordinanze di custodia cautelare, tra le quali sette ai domiciliari, emesse dal pm milanese Celestina Gravina ed eseguite dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia. Nel numero delle persone finite in manette c’è anche Gianfranco Montali, ex patron e comproprietario del Savona Calcio ed ex presidente dell’Imperia.
Montali si trova ai domiciliari nella sua abitazione in affitto a Villanova d’Albenga. Due mesi fa il sostituto procuratore savonese Ubaldo Pelosi aveva ottenuto l’autorizzazione al sequestro delle quote dell’Imperia Calcio. Era stato propio l’ex presidente Montali a chiedere che le quote fosssero poste sotto custodia giudiziaria, dopo la vendita della società alla Trade Line a dicembre. Montali sosteneva di essere stato pagato con assegni privi di copertura finanziaria. Ma in Piemonte, a Vercelli, lo stesso ex dirigente calcistico è sotto processo per truffa nei confronti di un imprenditore.
Le indagini della Dia proseguono mentre due persone, tra cui il capo del gruppo, mancano all’appello. Gli arresti sono scattati in Lombardia e Veneto, ma anche nelle province di Roma, Napoli, Latina e Reggio Calabria. Complessivamente sono 48 le persone indagate, mentre sono una cinquantina le perquisizioni, che coinvolgono anche alcune case d’asta, eseguite dalle forze dell’ordine.
L’inchiesta ha permesso di ricostruire la struttura dell’organizzazione diretta dal pregiudicato Giuseppe Onorato che si serviva di Antonio Ausilio e Oresto Trovato per lo spaccio di cocaina e di Emilio Capone e Vincenzo Pangallo per la gestione del denaro da ripulire. Un gruppo con base a Milano e un “ufficio” in pieno centro: un bar tra via Padova e piazzale Loreto in cui Onorato concludeva i suoi affari. Nessun “core business” preferito, ma qualsiasi modo per fare soldi: usura, recupero crediti, pestaggi o incendi per convincere gli imprenditori a pagare il “pizzo”.
Almeno tre i titolati di ditte lombarde del settore recupero materiali ferrosi che hanno pagato 2,5 milioni di euro. C’è anche un pestaggio per recuparare 250 mila euro nel curriculum della banda, oltre a due capannoni industriali incendiati per convincere le vittime a pagare.
Inoltre, a fronte di un prestito di 77 mila euro il gruppo ha preteso, dopo un anno e mezzo, la restituzione di 187 mila euro oltre all’intestazione di un complesso immobiliare. Non solo prestiti a usura, ma anche traffico di droga: circa un chilo e mezzo di cocaina, pura fino al 98%, sequestrata tra Milano e Bergamo. Droga ancora suddivisa in chili a testimoniare uno spaccio senza intermediari.
Era lo stesso Onorato a intrattenere i legami con un altro pregiudicato Sergio Landonio, che insieme al figlio Gianluca, a Vittorio Andrello, Luigi Raiteri, Romano Lodi Rizzini, Salvatore Accarino e Gianfranco Montali ha reinvestito i soldi illeciti del gruppo. Fondi utilizzati nel commercio di opere d’arte e preziosi, in investimenti imprenditoriali o nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Malavitosi, abili nel cercare di mascherare i capitali illeciti.
Diversi i quadri acquistati in alcune case d’asta, come probabilmente il dipinto di Modigliani sequestrato nel febbraio 2007 dai militari del Nucleo Patrimonio Culturale a Orio al Serio (Bergamo). L’opera, che se certificata avrebbe un valore di due milioni di euro, era pronta a volare in Olanda. Tra i quadri acquistati da Landonio, tra agosto e dicembre scorso per un valore di 700 mila euro pagati in contanti, due dipinti fiamminghi.