Gentile Direttore,
facendo seguito all’articolo sul calendario estivo (16 luglio, N°29579) e agli interessanti commenti apparsi sul sito, come direttore artistico degli Amici della Musica, vorrei contribuire al dibattio, anche perché responsabile di una parte della programmazione concertistica inserita nelle manifestazioni promosse dal comune.
Qualcuno ha scritto che i concerti d’organo e le meditazioni musicali in cattedrale rendono la città bigotta, oppure ne accomunano le sorti al borgo di Caprauna. Non mi risulta che in quella località sia conservato uno degli strumenti storici più importanti della Liguria, in una delle casse lignee di primo Seicento fra le più ricche e monumentali del Nord Italia. Nonostante possa sembrare un’inenzia, la Stagione Organistica Grand’Organo Serassi, partita nel 1978, subito dopo il restauro promosso da un comitato di cittadini, dalla Curia e dal Comune (quindi dall’intera società civile), è una delle rassegne specializzate più importanti d’Italia. Sulla tribuna si sono avvicendati musicisti provenienti da ogni parte del mondo: basterebbe che qualche volonteroso giornalista ne scorresse i nomi, disponibili sul nostro sito www.albengamusica.it e facesse un minimo di ricerca per rendersene conto.
Tutto questo, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista, a Caprauna non mi sembra sia mai accaduto. Per quanto riguarda le meditazioni, chi ha partecipato alla prima il 10 luglio, ha percorso le stanze del Museo Diocesano, soffermandosi davanti al Guido Reni, è entrato da Piazza dei Leoni nella sacrestia delle cattedrale, si è seduto nella navata illuminata solo dalle candele e ha ascoltato in silenzio della musica. L’anno scorso ci eravamo inventati gli aperitivi fra le canne: visita e dimostrazione dell’organo, pigato e paté d’olive… nessuna lamentela a parte i doppi sensi del titolo.
Penso sia un modo alternativo per apprezzare e godere di un complesso monumentale che, a detta di molti, dovrebbe essere uno dei vanti della città. Se poi qualche crisi mistica c’è stata, questa è rimasta nell’intimo dei cuori non costituendo minaccia per la collettività. Gli Appuntamenti Musicali Ingauni propongono anche un concerto d’arpa, completamente slegato dal sacro, a parte l’icognografia del Re David – le radici giudaico-cristiane dell’Europa sono ineludibili! – Mara Galassi è un’artista internazionale, che suona abitualmente nelle grandi capitali con i più prestigiosi gruppi di musica antica. Prima di lei, nelle passate stagioni, abbiamo ospitato, fra gli altri, Stefano Montanari (lo si è visto dirigire al violino l’ultimo concerto dal Senato della Repubblica), i Virtuosi delle Muse, William Porter…
Certo questo tipo di musica non arriva alle grandi masse, non crea consenso, né serve a far muovere il fondo schiena, come vorrebbe giustamente qualche altro lettore. Però aiuta a far danzare il cervello, contribuisce a rendere Albenga una città culturalmente ricca e stimolante. Però… ci vogliono i soldi! L’anno scorso avevamo iniziato una più ampia programmazione, inserendo eventi diversi per genere e tipo di pubblico: dai cantautori al gregoriano, dalle chiese (e palazzi e giardini e luoghi insoliti) alle vigne. Era un programma ambizioso che aveva raccolto molti consensi di pubblico, fra i turisti e i cittaini, il tutto con un budget di circa diecimila euro.
Ora basta controllare i bilanci del Festival di Cervo, del Laigueglia Jazz Festival, di Loano, di Andora per capire che ad Albenga manca, genericamente, qualche zero a fine cifra. Questo festival potrebbe, a nostro avviso, essere uno dei punti d’eccellenza di un calendario estivo ricco, articolato, intelligente. Come associazione di volontari mettiamo a disposizione del Comune e della città la nostra professionalità, organizzando come possiamo, ma la nostra è solo una voce di quello che dovrebbe essere un coro ber assortito e, soprattutto, ben diretto.
Manca, purtroppo, la capacità di dialogare e di dare forma a un progetto culturale che non faccia a pugni con il divertimento, che non sperperi il poco denaro pubblico in mille rivoli, che persegua obbiettivi condivisi, che sappia attrarre finanziamenti privati. Abbiamo più volte proposto di aprire un dibattito su questi temi e qualcosa, lentamente, si è mosso. Forse anche questa è un’occasione per sensibilizzare i cittadini e trovare insieme delle soluzioni.
Bisognerebbe però che la politica smettesse di essere pura contrapposizione di interessi di parte, per tornare a discutere del merito dei problemi di una comunità civile, sia essa un comune, una regione o uno stato. Ha ragione la lettrice che lamenta una mancanza di serate danzanti, perché ci vogliono anche quelle. Ma non sono i concerti d’organo a impedirle.
Massimiliano Guido,
Direttore Artistico Amici della Musica