
Savona. Torna nel cartellone del teatro dell’Opera Giocosa l’Aida, capolavoro di Giuseppe Verdi. Rispetto a quella che aveva riaperto, alcuni anni or sono, il civico teatro Chiabrera, questa Aida, ospitata nello storico e suggestivo contesto della Fortezza del Priamàr venerdì 27 e sabato 28 giugno alle ore 21,15, si preannuncia del tutto diversa ed introduce, nella regia di Ivan Stefanutti, elementi fantastici alla ricerca di un nuovo, più moderno ed attuale, concetto di “esotico”.
Scrive Stefanutti: “Oggi il mondo esotico ha cambiato sede. Non è più in oriente, nella Cina da favola o nell’antico Egitto. Oggi si trova nello spazio, dove le civiltà possono avere connotazioni paragonabili a quelle della terra ma con la possibilità di essere estremizzate, chiarendone gli aspetti senza dover incappare in limiti posti dalla precisione storica.” Si ritroveranno quindi elementi e richiami al cinema, media principale, oggi, per la definizione del nostro immaginario fantastico. Del resto, “Che cos’è Aida?” – si chiede il musicologo Roberto Mori, in rapporto alla discussa questione dell’esotismo e del, diremmo oggi, “politically correct” -“un capolavoro che dà voce al dolore dei vinti (gli Etiopi) o un sogno coloniale nato dalla coscienza della supremazia europea?”. In realtà Verdi, pur essendo un artista del tutto inserito nell’establishment culturale europeo, è principalmente un uomo del Risorgimento, che crede nella regola “Dio-Patria-Famiglia” (e sottolineiamo che la fortezza del Priamàr, dove Mazzini ideò la Giovine Italia, sembra perciò un contesto ancora più carico di suggestioni per ascoltare Verdi) e i suoi ideali sono la giustizia, la verità, la lealtà dell’uomo verso l’uomo. “Verdi non è interessato alle politiche coloniali – continua Mori – né alle questioni razziali.
La sua prima preoccupazione è il conflitto drammatico tra ethos e bios, tra ragion di Stato e amore romantico. Non cerca nessun altrove: la mitizzazione dell’altro e la fuga dalla cultura di appartenenza non rientrano nella sua psicologia e nel suo orizzonte creativo.” Il colore locale, l’esotismo, sono di minore importanza per Verdi, tanto che può inventarli, ed evocare l’atmosfera di lontananza secondo metodi “classici” all’interno della partitura musicale. La vicenda della principessa esiliata Aida, è in Verdi un simbolo dell’oppressione del potere, verso il singolo e le sue aspirazioni prima che verso un popolo. Il regista ha maggiore libertà di significare “l’esotismo” e “l’altrove” anche con le idee di questa messa in scena, che si preannuncia quindi di grande interesse e curiosità.
Aida sarà impersonata, alternativamente, da Katia Pellegrino e da Chiara Angella, giovani ma già molto applaudite protagoniste di opere verdiane lo scorso anno; Radames vedrà in scena Rubens Pelizzari e Park Sung Kyu; in Amneris vedremo Annamaria Chiuri e Laura Brioli; quindi Dimitri Platanias (Amonasro), Enrico Turco (Ramfis), Paolo Pecchioli (Il Re), Anna Guarnieri (la Sacerdotessa), Roberto Carli (un Messaggero). La direzione d’orchestra è affidata a Giovanni Di Stefano, Ivan Stefanutti, che cura anche le scene e i costumi, sarà coadiuvato alla regia da Claudio Ronda, il quale è autore anche delle coreografie eseguite dalla Compagnia Fabula Saltica. Suona l’Orchestra Filarmonia Veneta “G.F.Malipiero”, con il Coro Lirico Città di Rimini “Amintore Galli” diretto da Matteo Salvemini. Aida è un nuovo allestimento del Teatro Sociale di Rovigo in coproduzione con il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona, la Fondazione Teatro Coccia di Novara, l’Associazione Atto Primo Rimini in Musica, il Teatro Goldoni di Livorno.
Aida venne rappresentata trionfalmente la prima volta al nuovo Teatro dell’Opera del Cairo la vigilia di Natale del 1871, sotto la direzione di Giovanni Bottesini. L’opera nacque per seguire le ambiziose volontà del governo egiziano del tempo e doveva ufficialmente celebrare l’apertura del Canale di Suez, finito nel novembre del 1869, lo stesso mese in cui nella capitale egiziana si inaugurò il nuovo Teatro dell’Opera. Serviva un’ “opera nazionale” per dare al teatro una fama pari a quella delle più famose case della musica europee. La celebrazione (in sostanza) della nazione egiziana passa attraverso un soggetto dai contenuti storici che rievoca la grandiosa storia del suo antico popolo. Il libretto, elaborato da Antonio Ghislanzoni dal testo (rivisto dallo stesso Ismail Pascià, Khedive d’Egitto) dell’egittologo Auguste Mariette, presenta una tavolozza estremamente varia e densa di emozioni, drammi e suggestioni, con tratti anche fiabeschi (come nel caso della rievocazione della schiava etiope Aida della sua patria natia) e pervasi di poesia. Verdi si appassionò subito all’opera e tenne (come spesso faceva) una stretta sorveglianza sul testo che Ghislanzoni andava elaborando.
Dal grande musicista italiano, sullo stile dell’ormai desueto “grand opéra” francese, ne scaturì una delle opere più amate ed eseguite nel mondo, nonostante l’impegno artistico e realizzativo che essa richiede. Le celebri pagine musicali, come la marcia trionfale, le arie, i cori, hanno contribuito certo alla popolarità dell’opera, ma il suo successo si deve in primo luogo alla grande tensione drammatica, all’equilibrio esistente tra i quattro atti, ai suoi momenti di luce e di ombra costruiti su un nuovo, solido e fecondo sviluppo dell’espressività musicale di Giuseppe Verdi. Un caso a sé stante è la protagonista: Aida presenta una gamma espressiva estremamente varia, commovente e anche violenta, non ricadendo però nel cliché dell’eroina-vittima.
La biglietteria risponde allo 0198485974, orario 10,00 – 12,00 e 16,00 – 19,00 dal lunedì al sabato.
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