Savona. Non sono mancate nei mesi scorsi le accuse mosse, fuori e dentro il consiglio comunale, da più parti all’amministrazione Berruti di scarso coinvolgimento dei cittadini nel processo di elaborazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) che fisserà le linee di sviluppo urbano della città per i prossimi anni. Dopo l’annuncio dato dall’assessore all’urbanistica Livio Di Tullio della volontà di accelerare nelle sedi istituzionali i tempi del dibattito per sciogliere i molti nodi ancora tutt’altro che risolti, un nuovo attacco, tutto “politico” e molto duro, è arrivato questa volta non dai banchi dell’opposizione ma dal comitato civico “Altra Savona” che accusa senza mezzi termini l’amministrazione comunale “di aver perso la bussola del buon governo portando a conclusione l’iter di approvazione del piano urbanistico in maniera sorprendentemente antidemocratica, senza aver minimamente informato i cittadini di quanto si sta decidendo nelle segrete stanze del palazzo”.
Secondo il comitato civico, sebbene le procedure adottate dall’amministrazione non siano contestabili “dal punto di vista formale”, tuttavia disattenderebbero le promesse fatte dalla giunta municipale di una “vasta partecipazione popolare durante la fase di discussione sulle osservazioni presentate dai cittadini”, rendendo così impossibile nei fatti “un dibattito-confronto che avrebbe potuto sviluppare anche interessanti e concreti contributi innovativi al fine di ottenere uno strumento urbanistico più coerente con le esigenze della società civile, prestando orecchio anche a tutti coloro che, non essendo `costruttori amici’, difficilmente riescono a far sentire la loro voce nelle sempre più segrete ed impenetrabili stanze del palazzo”.
“Nella vicenda P.U.C. quello che assolutamente è mancato e manca è il coinvolgimento della gente e l’informazione dettagliata e trasparente sulle scelte che si stanno compiendo – sostiene l’architetto Piergiorgio Castellari, presidente della commissione urbanistica dell’associazione Altra Savona -. Il problema quindi non è di tecnica urbanistica ma di politica urbanistica, in quanto già durante la fase di elaborazione del P.U.C. fino all’adozione del progetto preliminare, l’informazione è stata del tutto inadeguata (alcune frettolose e superficiali assemblee nelle circoscrizioni, svolte in modo molto burocratico e solo perché la legge lo imponeva …). In ogni caso – prosegue Castellari – la gente è stata informata quando le decisioni politiche erano già state prese e le pseudo-consultazioni sono state fatte per aspetti secondari, sul come un certo intervento va fatto, non su cosa debba essere fatto; si è fatto tutto il contrario di quel che si dovrebbe fare. Infatti, il cosa è politico; il come è invece tecnico e la partecipazione del cittadino può soprattutto essere politica, non tecnica”.
“Complessivamente al PUC al quale stiamo lavorando emerge un’idea di città che risponde a dei bisogni, in particolare alla fame di alloggi con l’edilizia sociale e alla necessità di infrastrutture, ma che risponde anche a un’idea di qualità”, ha assicurato nei giorni scorsi l’assessore all’urbanistica Livio Di Tullio. Ma decisamente non la pensa così l’esponente di Altra Savona: “Per quanto si è potuto capire dagli elaborati pubblicati come progetto preliminare il P.U.C. manca di respiro strategico, non si intravedono linee di sviluppo futuro del territorio che possano anche solo lontanamente far pensare ad una diversa e più virtuosa gestione delle nostre risorse territoriali; forse la nostra comunità avrebbe bisogno di ben altro per poter intravedere uno sviluppo futuro più roseo che ci faccia uscire dall’attuale situazione di isolamento e torpore. Non solo mancano le ipotesi per il futuro – insiste Castellani -, mancano anche proposte concrete per la soluzione di problemi più contingenti e fortemente sentiti dalla popolazione come un sistema integrato di parcheggi, una seria programmazione delle più importanti infrastrutture urbane e interurbane nonché l’individuazione di aree per l’edilizia pubblica agevolata e convenzionata ovvero per quella da destinare al mercato della locazione”.
Il rischio insomma, secondo l’architetto, è quello che a causa di un inadeguato dialogo instaurato con tutta la cittadinanza, il PUC possa infine ridursi a strumento utile solo “per far partire nuove e discutibili operazioni immobiliari”, senza realmente andare “incontro ai problemi di gestione quotidiana del territorio”: “Sarebbe auspicabile – è la conclusione di Castellani – che la Giunta ci ripensasse e, prima di chiudere definitivamente i giochi, manifestasse un po’ di sensibilità democratica aprendo un minimo di dibattito anche con la gente e non soltanto con gli addetti ai lavori”.