
[thumb:3159:l]Provincia. “Il Pd è un partito chiuso, dove vige l’egemonia dei Ds”. Così Marco Bertolotto torna all’attacco dopo aver dichiarato in modo definitivo, nei giorni scorsi, l’indisponibilità alla seconda corsa per Palazzo Nervi. Il presidente della Provincia, nonostante alcuni esponenti del centrosinistra si siano mobilitati a suo sostegno, punta il dito contro i dirigenti del Partito Democratico. “Se il presidente uscente ha lavorato bene – commenta – un’organizzazione politica seria affronta per tempo un percorso di ricandidatura”.
Subito dopo le elezioni politiche, Bertolotto aveva sollecitato i vertici del Pd a sciogliere la riserva, ma a fine maggio il segretario provinciale Giovanni Lunardon ha dichiarato di non essere disposto ad accettare ultimatum e di voler invece avviare una serie di consultazioni per definire nomi e programmi.
“Ho dato quaranta giorni di tempo per decidere – spiega Bertolotto – Non mi sembra poco se si pensa che i candidati delle politiche sono stati scelti in una settimana. Su un presidente che sta portando a termine il suo mandato c’è già un giudizio ed il partito può dare una risposta in tempi brevi”.
Ma per Lunardon “il Pd non concede investiture a priori: i candidati si scelgono con le primarie e anche per Bertolotto valgono queste regole”. Il 10 giugno dovrebbe essere convocata l’assemblea provinciale che aprirà la strada alle elezioni provinciali.
Il numero uno dell’amministrazione provinciale ha anche affermato di sentirsi tradito dai vertici genovesi del Pd. “Mario Tullo è un coordinatore regionale che non si è fatto mai sentire – ha detto Bertolotto – Immagino che insieme a Claudio Burlando e a Giovanni Lunardon abbia voluto tagliarmi fuori”.