
[thumb:2760:l]Savona. L’attesa udienza preliminare per il delitto Genta (il faccendiere della Valbormida scomparso nel 2003 ma il cui corpo non è mai stato trovato) è stata rinviata al prossimo 20 giugno. Si attende infatti la traduzione di un interrogatorio che il Procuratore Capo Vincenzo Scolastico e il suo vice Alberto Landolfi hanno eseguito in Bielorussia, dove hanno interrogato un teste che ha avuto contatti con l’ex imprenditore cairese Giancarlo D’Angelo, finora unico indagato per l’omicidio.
I fatti contestati a D’Angelo risalgono al 7 maggio 2003, giorno in cui, secondo l’accusa, uccise Genta, dopo averlo attirato in una trappola all’interno della struttura abbandonata del Mobilificio Bussi di Cairo Montenotte. Le accuse per l’ex imprenditore cairese, che si è sempre detto estraneo alla vicenda, sono omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. Ad inchiodare D’Angelo sarebbero una serie di intercettazioni e il memoriale di una donna di 57 anni che frequentava Genta ma conosceva anche D’Angelo: la signora inviò una lettera ad un’altra persona nel timore di essere uccisa. Questa mattina era presente nell’ufficio del Gup, anche la sorella di Genta, Ivana che si è costituita parte civile insieme all’altro fratello ancora vivente. La donna al termine dell’udienza ha detto: “Voglio solo giustizia, mio fratello è stato ucciso”.