Ho partecipato recentemente all’ennesimo convegno, organizzato da uno dei tanti comitati critici spontanei che da tempo operano in provincia di Savona, sui temi dell’inquinamento e dei relativi danni causati al territorio ed alla popolazione. Il plauso agli organizzatori per la convocazione di relatori qualificati e per la ricchezza dei dati presentati (allarmanti, ma purtroppo a me già noti) non riesce però a togliermi una spiacevole sensazione di deja vu e di incompletezza.
Osservo che ci si ostina nel denunciare gli innegabili effetti dell’inquinamento, con documentazioni ogni volta più minuziose ed accurate, lamentando anche la intenzionale mancanza di informazione, ma si rimane nel vago – come al solito – per quanto riguarda le soluzioni possibili. Come reazione si prospetta l’azione legale contro gli autori dei danni: ma in un sistema istituzionale dove la mafiosità nelle sue varie declinazioni è la regola principale di comportamento e dove i tempi delle procedure giudiziarie sono biblici, mi pare francamente illusorio considerare efficace tale metodo di contrasto. Forse così facendo si giustifica l’impegno dei promotori e se ne tacita la coscienza, ma dubito che si ottenga qualche risultato operativo.
Osservando poi la presenza tra il folto pubblico dei soliti noti, tra cui quelli che diffondono periodicamente proclami apodittici o che a turno organizzano convegni simili (sorrido pensando che anch’io sono uno dei colpevoli), pensavo che è bello ritrovarsi fra amici, ma mi chiedevo se questi incontri non rischino di diventare momenti di un rito apotropaico periodico, una specie di terapia di gruppo senza veri effetti sulla realtà, che contribuisce se mai ad accrescere il disagio e la rassegnazione degli ascoltatori. La diffusione di informazione è senz’altro utile, ma credo che purtroppo sprechino il proprio tempo quanti (pur se sensibili ed impegnati) non vanno oltre la denuncia e non ricercano alternative concrete a ciò che criticano.
Mi sembra francamente inutile porsi come obiettivo la richiesta di raffinare ulteriormente la documentazione dei danni da inquinamento, ormai tristemente noti. Occorre capire che se questi sono causati da un’attività imprenditoriale (che ovviamente mira a generare profitto prescindendo da considerazioni di opportunità sociale o ambientale), non serve cercare di impietosire l’imprenditore con motivazioni socio-sanitarie o costringerlo con vincoli normativi a modificare i processi produttivi: le scappatoie si troveranno sempre. Mi pare quindi assurdo accontentarsi di chiedere ai perfidi inquinatori di fare un po’ meno male alla popolazione.
Tra l’altro, nel caso della produzione di energia elettrica mediante combustione (di gas, petrolio, carbone o CDR) ricordo che la sostituzione dei diversi combustibili produce soltanto una variazione nelle proporzioni relative dei reflui gassosi, ma riduce poco la loro dannosità complessiva. Se la migliore cura dei malanni è la loro prevenzione, l’unica proposta ascoltata che mi sento di condividere è l’eliminazione del carbone come combustibile: ma per evitare davvero l’inquinamento occorre arrivare alla produzione di energia elettrica senza combustione.
Tutto questo è possibile? Ebbene sì, maledizione! Mi permetto di dire tutto ciò perché – come molti sanno – da tempo ho scelto un altro percorso di confronto con i problemi che altri si limitano a denunciare: non la documentazione o la mitigazione di effetti dannosi ma la rimozione delle loro cause lontane. Per questo mi sono impegnato, tra l’altro, nello studio di tecnologie per la trasformazione di energia da fonti rinnovabili.
Perchè? Ecco il mio ragionamento. Siamo costretti a respirare inquinanti (polveri sottili, diossine, ecc.) perché la loro origine (la combustione di fossili o CDR) è un passo di un processo produttivo (la trasformazione di energia chimica in elettrica) attraverso il quale qualche imprenditore genera il proprio profitto. Allora, anziché fissare l’attenzione sull’ultimo passo del processo (i fumi) o su quelli intermedi, la cui modifica determinerebbe una variazione negativa del rapporto costi-ricavi (ed essendo esiziale per l’imprenditore, ne sarebbe rifiutata), conviene porsi la questione di come sostituire completamente la procedura produttiva mantenendo inalterato il prodotto (energia elettrica) e migliorando addirittura la redditività. In tal modo si riuscirebbe a coniugare la missione imprenditoriale con le esigenze della comunità locale. È possibile tutto ciò? Oggi sì. Sììì!
Il progetto KITEGEN per l’uso di energia eolica d’alta quota e le nuove prospettive offerte dalla geotermia (EGS) sono due opportunità straordinarie per la realizzazione di grossi impianti. Se lo sforzo di tanti comitati ed associazioni si finalizzasse ad ottenere il perfezionamento e l’adozione di queste nuove metodologie, forse i problemi si eliminerebbero all’origine.
Per quanto riguarda la gestione di rifiuti (citata purtroppo solo incidentalmente nel convegno in questione, nonostante le premesse), faccio osservare che la raccolta differenziata non è la soluzione del problema, ma solo uno dei passi necessari nel ciclo completo: si commette un errore madornale mitizzandone la funzione e trascurando gli altri passi. Lo stesso dicasi per l’esperienza di Vedelago (TV), assurta improvvisamente alla notorietà, ma che in realtà è solo un esempio di un piccolo passo e non la soluzione taumaturgica universale. Evito però di entrare in dettaglio su questi argomenti: preferisco riparlarne altrove.
Mi si permetta tuttavia, per finire, uno sfogo personale. Debbo confessare che sono stufo di scrivere articoli, sottoscrivere proclami, aderire a manifestazioni, partecipare a convegni, tutti eventi che paiono ormai esaurire in se stessi la propria funzione. Sono stufo, veramente stufo. Convegni come quello ricordato mi fanno osservare che purtroppo la buona volontà è un elemento necessario ma non sufficiente per la ricerca di soluzioni e l’approccio monotematico ai problemi non è abbastanza efficace. Senza un adeguato ventaglio di competenze e senza una visione di sistema non si risolve nulla, ma soprattutto non si risolve nulla se si continuano a costituire comitati per ogni quisquilia e se ognuno di questi procede sussiegosamente da solo per la propria strada, illudendosi che esistano soluzioni semplici a problemi complessi.
È ora di capire che è importante lavorare insieme, non solo per condividere la percezione di un disagio o il desiderio di cambiamento, ma per scoprire che molti problemi hanno cause comuni e soprattutto per elaborare soluzioni efficaci. Per non essere considerato il solito logorroico criticone da conferenza, ricordo a questo punto il mio personale impegno: da tempo sto cercando faticosamente di indurre tutti i comitati e le varie associazioni di scontenti della provincia a riunirsi in un unico organismo di coordinamento inteso non come ulteriore elefantiaca sovrastruttura per organizzare manifestazioni, raccolte di firme, convegni, ecc. ecc. ma come spazio di elaborazione di un progetto condiviso per la rinascita della provincia di Savona. Mission impossible?
Inoltre – come molti sanno – ho già fatto molto di più: negli ultimi sei anni ho elaborato, insieme con un gruppo di collaboratori, il progetto-cornice SAVONADOMANI®, una proposta di un nuovo modello di evoluzione per la provincia di Savona. Il progetto, articolato in una trentina di sottoprogetti e con un orizzonte temporale di circa trent’anni, dimostra come la nostra provincia, definita alla fine degli anni ottanta “area a rischio di crisi ambientale”, potrebbe trasformarsi in esempio applicativo di riconversione territoriale, sintesi di evoluzione socioculturale e crescita economica. Il risultato del nostro lavoro (come esempio metodologico e come collezione di contenuti) è a disposizione di tutti gli interessati e, non essendo una ricetta inderogabile, è tuttora aperto ad integrazioni e modifiche migliorative.
Per quanto si sappia, nessuno ha finora tentato una simile operazione. Ma c’è di più: il nostro lavoro è privo di sponsorizzazioni partitiche e non ha obiettivi elettorali. Apparentemente tali condizioni garantiscono l’insuccesso di qualunque iniziativa. In realtà l’attuale crisi politica locale e nazionale, il declino dei partiti tradizionali e la perdita di credibilità della casta dei politicanti rende operazioni innovative come questa preliminari per un nuovo modo di intendere la politica (uso il termine in senso etimologico), per dimostrare che una comunità locale diventa motore della propria rinascita nonchè modello procedurale anche per altri se si aggrega – superando ogni meschina visione partitocratica e liberandosi dalla ragnatela delle varie consorterie – per cercare e trovare autonomamente la soluzione ai propri problemi. Provare per credere.
Invito nuovamente le persone di buona volontà a riflettere su quanto ho ricordato ed a collaborare per costruire tutti insieme un futuro migliore per la nostra comunità, evitando l’ulteriore proliferazione di attività dispersive e di comitati che spesso sono solo espressione del narcisismo del proprio leader o di partitini che nascono solo per mendicare qualche voto. Solo se non ci rassegneremo alla mediocrità il nostro futuro sarà luminoso.
Ing. Giuseppe Antonio Ozenda di carpasio
Risposta all’Ing. Ozenda:
Ho letto le considerazioni dell’Ing. Ozenda e devo dire che , pur stimandolo molto, non condivido il suo modo di sottovalutare l’informazione sui problemi ambientali, e, nel caso specifico, sulla centrale a carbone di Vado Quiliano, condotta dai comitati. Forse ci dimentichiamo che proprio grazie all’effetto della martellante azione informativa e divulgativa dei vari movimenti e associazioni che nel tempo si sono passati il testimone si è ottenuto l’obiettivo primario, fondamentale per qualunque tipo di scelta successiva, di portare alla conoscenza dei cittadini concetti che fino a poco più di un anno fa erano ignoti ai più, concetti che invece ora sono acquisiti come bagaglio culturale accettato e condiviso di tutta la Comunità Savonese, compresi organi di stampa, amministratori, ordini professionali (quando mai in passato l’Ordine dei Medici di Savona aveva alzato la voce contro i danni all’ambiente e alla salute?).
Quanti sapevano che l’inquinamento è così pericoloso per la salute, che la provincia di Savona è la più inquinata della Liguria, equiparabile solo alle aree più inquinate della Pianura Padana e quindi dell’Europa? Quanti sapevano che la centrale a carbone di Vado-Quiliano è la più importante causa di questo inquinamento, e che nella zona che comprende Vado-Quiliano e Savona è responsabile dell’emissione di oltre il 90% di anidride carbonica, ossidi di zolfo, di oltre l’80% delle polveri sottili, del 65% degli ossidi di azoto e così via? Ed a quanti era noto che in provincia di Savona nel periodo ’88-’98 si è avuto un eccesso di morti rispetto alla media regionale di circa 1100 uomini e 950 donne?
E ancora, prima si pensava che carbone significasse forse un po’ di inquinamento e di disagio ambientale, certo, ma anche sicuri posti di lavoro, mentre oggi abbiamo dimostrato che una centrale a carbone impoverisce la comunità che la ospita nel suo territorio anche dal punto di vista economico, poichè una centrale a carbone di circa 2000 MW ogni anno causa danni legati alle morti premature, alle malattie, all’agricoltura, al turismo, agli edifici ed i patrimoni archeologici ed all’effetto serra per una somma pari a oltre 100 milioni di euro.
Queste cose, che in passato non si sapevano se non in minima parte e, cosa ancora più importante, non erano mai state quantificate, oggi stanno diventando patrimonio dalla coscienza della Comunità, e stanno preparando la strada a quanti, ingegneri, imprenditori, amministratori illuminati saranno in grado di fornire, e in questo senso il progetto-cornice SAVONADOMANI dell’Ing. Ozenda è qualcosa di illuminato, delle buone proposte alternative.
Non c’ è più scusa, non c’è più la possibilità di dire, come molto spesso mi è accaduto di udire da parte di molti amministratori, “noi non sapevamo”; ognuno è messo di fronte alle proprie responsabilità, e sarà valutato sulle scelte che prenderà da una Comunità cui è stata restituita la dignità di non ignorare i problemi che minacciano la sua stessa vita.
Grazie quindi all’operato dei comitati spontanei che sono sorti spinti da questa sete di conoscenza, che sta diventando contagiosa e che, invece di mortificare con facili critiche, bisogna sostenere, perché il lavoro di informazione da fare è ancora tanto.
Dottor Paolo Franceschi
Portavoce per l’Ambiente dell’Ordine dei Medici di Savona