Savona. Mentre a livello nazionale si discute dell’abolizione della commissione massimo scoperto, definita dal presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà una prassi iniqua e penalizzante, a Savona è scoppiata l’inchiesta per usura nei confronti di cinque istituti di credito: Carige, Carisa, Monte Paschi di Siena, Unicredit e Popolare di Novara. Il caso ha coinvolto la città della Torretta sia da parte della vittima, che fa capo al gruppo savonese Tedde di pulizie civili e industriali e smaltimento rifiuti, sia perché è di Savona lo studio di consulenza fiscale specializzato nel ricalcolo degli interessi che ha preparato l’esposto inviato alla Procura.
Il fascicolo aperto dalla Procura di Savona a seguito dell’accusa dell’imprenditore potrebbe essere seguito da altri ricorsi, da parte di altri professionisti che sostengono di aver dovuto pagare interessi passivi dell’ordine del 500 per cento, quando il tasso massimo fissato per legge è del 15,93 per cento. Il caso sta avendo rilevanza nazionale e probabilmente se ne parlerà ancora a lungo.
L’argomento del massimo scoperto è infatti uno dei temi al centro del dibattito finanziario. Il problema è la legittimità dell’addebito trimestrale della commissione che le banche applicano. Questa commissione è stata definita dalla Cassazione come “remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”. Gli stessi istituti bancari approfitterebbero di una circolare della Banca d’Italia che appunto autorizza la commissione sul massimo scoperto.