
[thumb:7091:l]Savona. Lo scorso anno, in Italia, ad un’offerta da parte delle imprese di 284 mila posti per diplomati tecnici e professionali si è contrapposta una domanda di sole 153 mila unità, creando un gap di 131 mila richieste di lavoro inevase. E’ uno dei dati, fondamentali per capire la crisi dell’istruzione tecnica in Italia, sottolineati da Claudio Gentili, direttore del Nucleo Education di Confindustria, ospite questa mattina a Savona di un convegno su “Umanesimo Tecnologico e Istruzione Tecnica”, organizzato dall’Unione Industriali.
L’Associazione imprenditoriale ha intrapreso un progetto ad ampio raggio per contrastare quella che sta diventando un’emergenza per le aziende che trovano difficoltà nel reperimento di personale qualificato per sostenere i propri programmi di consolidamento e sviluppo. “Per favorire un migliore collegamento tra formazione e lavoro – ha spiegato, in apertura di convegno, il direttore dell’Unione Industriali Luciano Pasquale – abbiamo messo in campo iniziative rivolte all’informazione sui “fondamentali” economici della provincia di Savona, alla conoscenza del mondo delle imprese, all’orientamento dei giovani che si accingono ad uscire dalla scuola media inferiore. Uno studio realizzato nel 2006 su un campione di 15 aziende con oltre 100 unità lavorative, ha rivelato che su circa 5 mila occupati il 43% è rappresentato da diplomati e l’11% da laureati. La stessa indagine ha indicato che solo l’11% degli addetti è stato assunto con contratto a termine o interinale e che l’area del precariato è ulteriormente ridotta in quanto un terzo dei giovani entrati con contratto a tempo determinato è stato assunto dall’azienda al termine del periodo”.
Il nodo della scelta scolastica è cruciale, ma non si tratta “di fare la guerra” all’educazione umanistica e generalista. “Ci sono diversi tipi di umanesimo, letterario, scientifico ma anche tecnologico – ha affermato Gentili – . Sono una ricchezza unica, alla quale non dobbiamo rinunciare. La letteratura è Dante, la scienza Galilei, la tecnologia è Leonardo. La loro fusione significa, ad esempio, il mito Ferrari, che è un mix di gusto estetico, pittura, colore e tecnologia: è la nostra tradizione rinascimentale che si perpetua. Semmai dobbiamo mettere da parte le mezze misure: ed anticipare le capacità di scegliere consapevolmente in base alle proprie attitudini”.
[image:7091:c:s=1]
Il muro da abbattere è tuttavia alto, costruito su luoghi comuni, pregiudizi, scarsa informazione. “Nella sola provincia di Savona – ha sottolineato il presidente dell’Unione Industriali Marco Macciò -, ipotizzando un turnover medio del 5%, la richiesta di diplomati tecnici è pari a 160 unità all’anno. I progetti di sviluppo in corso fanno inoltre ritenere probabile l’assunzione di circa 100-150 diplomati entro il 2009. Se si tiene conto che lo scorso anno si sono diplomati in tutta la provincia 133 studenti degli istituti tecnici e professionali e che oltre la metà si è iscritta all’Università, appare evidente che l’offerta non è già in grado di soddisfare neppure le sole esigenze di turnover”.
Numeri che indicano una crisi “vocazionale” alla quale si deve rispondere con azioni di orientamento da intraprendere già nella scuola media inferiore, con l’aggiornamento degli orientatori e degli insegnanti di materie tecniche, con un piano di comunicazione efficace.
“E’ fondamentale che l’orientamento in terza media tenga conto di una situazione troppo sbilanciata a favore dei licei, in crescita di iscrizioni da 15 anni, mentre gli iscritti agli istituti tecnici sono oggi solo un terzo del totale. Non hanno certo giovato i ripetuti tentativi di riforma scolastica, che hanno finito col riportare la situazione a quella che era nel 1996. Siamo fortunatamente riusciti a bloccare la proposta di ridurre a 330 le ore annue di materie professionalizzanti nel cosiddetto liceo tecnologico, aumentandole a 594 ore. Ma la verità è che non abbiamo nessun bisogno di un liceo tecnologico, ci servono buoni istituti tecnici”.
Ma c’è uno spiraglio, un segnale di ripresa. Le preiscrizioni del gennaio scorso indicano un leggero aumento di scelte per le scuole tecniche dopo 17 anni di continua caduta, dal 33,4 al 34,1 per cento. “Poca cosa, ma quanto basta, in tempi di crisi, per essere fiduciosi” ha concluso Claudio Gentili, sollecitando presidi, insegnanti e imprese a conoscersi di più, confrontandosi in fabbrica e nelle scuole.