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Lettere

Sollecito al Pdl: “Nessun dorma”

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La smisurata fiducia che gli Elettori hanno riversato sul blocco P.d.L. + L.N, da una parte deve giustamente inorgoglire tutti coloro che hanno sempre militato in questo schieramento, dall’altra deve essere di grande monito e di stimolo a far sì che questa fiducia non venga tradita.
Va anche detto che tutti coloro che hanno cambiato il proprio voto abituale, dandolo ora al P.d.L. od alla Lega Nord, nel proprio subconscio probabilmente sentono il peso di una sorta di tradimento, che li porta ad elevare smisuratamente il livello delle pretese di cambiamento verso questo governo, dal quale, sotto sotto, forse si aspettano dei veri miracoli, onde pareggiare in via definitiva i conti con la propria “coscienza politica”.
Per questa ragione il compito del C-D è ora più difficile che mai, anche a prescindere dalla situazione economica nazionale.
Il governo è però partito con uno slancio entusiastico ed entusiasmante e sembrano esservi le premesse perché non rallenti durante tutti i 5 anni a venire.
Detto ciò, parliamo di quello che deve essere fatto in periferia, giacché sarebbe ipocrita e stupido pensare che – con un governo così – localmente si possa dormire beati sugli allori.
Sembra che a Roma già tutto funzioni come se il P.d.L. fosse cosa interamente fatta e questo è motivo di ulteriore speranza, oltre che di riconoscimento di merito agli Eletti.
Localmente possiamo dire la stessa cosa? Allo stato attuale, temo di no.
Sembra esistere una sorta di viscosità o di ritrosia a formare gruppi consiliari unici, ad unificare le sedi e le iniziative.
Questa circostanza sorprende non poco, giacché contrasta nettamente con il fatto che la spinta verso il Partito unico è nata e si è fatta forte proprio in periferia, mentre a Roma qualcuno giocava ancora a piantare spilli negli occhi dell’alleato.
Cosa è successo? Credo nulla, semplicemente coloro che ricoprono una qualche carica nei due Partiti temono di perderla. Ciascuno vorrebbe già sapere quale sarà il proprio ruolo nel nuovo P.d.L. e non accetta facilmente l’idea che esso possa uscirne ridimensionato.
Bene, chi – più o meno consapevolmente – è affetto da questa paura, non ha capito nulla del momento storico che stiamo vivendo e farebbe meglio ad andarsi a collocare in un museo delle cere.
Come già detto, molte sono le cose che il P.d.L. dovrà fare, ma ve ne sono alcune che – in compenso – dovrà accuratamente evitare, come per esempio dare l’idea che la Politica ruoti ancora intorno più alle persone che alle idee.
Un’altra cosa che andrà accuratamente evitata è quella di considerare in modo diverso coloro che entrano oggi nel P.d.L., senza provenire da F.I. o da A.N.
Serve una grande umiltà ed una grande lungimiranza per partire da zero e porre localmente alla conduzione del nuovo Partito coloro che meglio mostreranno di saperne interpretare lo spirito, senza tenere conto di ogni pregressa posizione e senza accampare diritti acquisiti a priori.
Solo chi ha l’intelligenza e l’onestà intellettuale per accettare di lavorare oggi per realizzare le condizioni politiche ed amministrative tali da cambiare veramente l’Italia, ponendo l’individuo, il federalismo e la sussidiarietà al centro della propria azione, ha il diritto (ed insieme il dovere) di amministrare sia il P.d.L. sia la Cosa Pubblica.
Allora, noi piccoli provinciali, non nascondiamoci dietro il “dito” del governo iperattivo e non esauriamo le nostre forze nel tira-molla delle varie elezioni amministrative prossime venture, in cui ognuno ha già deciso che cadrega dovrà occupare (con una media di sette pretendenti a cadrega), ma cerchiamo di dare intanto compiutezza a questo grande contenitore politico, in modo che gli Elettori vi si possano veramente riconoscere.
Senza dimenticare il dovuto rispetto e politica considerazione verso coloro che comunque non amano iscriversi ad un partito, preferendo altre forme di impegno parallelo. Anche questo è un principio liberale, oltre che di buon senso.
Tutto ciò sarà possibile solo se sapremo porre per una volta l’obiettivo generale (che questa volta è prima storico, che politico) davanti a quello personale, come ha saputo produrre, con mirabile sintesi, Berlusconi a Roma.

Emilio Barlocco

Redazione
26 Maggio 2008 alle 8:35
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