Savona. Ammonta a 37.700 euro la raccolta diocesana promossa dal vescovo per la nascita della nuova casa di accoglienza “Graziano Mori”, che sorgerà presso i locali dell’unità pastorale san Francesco da Paola-san Lorenzo in Savona. La casa darà ospitalità a persone che hanno già terminato un percorso di reinserimento sociale e che, già impegnati in un’attività lavorativa, hanno ancora bisogno di un sostegno in attesa di un alloggio definitivo. Il progetto di massima per la ristrutturazione dell’alloggio è ora al vaglio della Caritas diocesana e della Fondazione “ComunitàServizi”, e presto si partirà con la gara d’appalto.
Graziano Mori, un uomo senza dimora, è morto nel 1994, lasciando un vivo ricordo in chi lo ha conosciuto. “Fino alla metà degli anni Novanta – spiega don Antonio Ferri – ero direttore della Caritas. Ho conosciuto Graziano, dunque, attraverso il Centro di ascolto e la mensa. Nel mondo variegato delle persone senza fissa dimora certamente non è facile trovare uno come lui. Da sempre viveva presso il rimessaggio delle barche, tanto che sulla sua carta di identità quel luogo è riportato ufficialmente come la sua residenza. Prima di tutto torna in mente la sua profonda umanità e la capacità di relazionarsi con chiunque”.
“Un aspetto emblematico di Graziano – continua il sacerdote – è, oltre al fatto che ha mantenuto la parlata veneta, il chiodo che portava appeso al collo. Diceva che, quando finalmente fosse stato proprietario di una casa, lo avrebbe piantato nel muro”. Era un’anima libera. “Con le difficoltà che ha incontrato e la vita di strada non era facile mantenere quell’atteggiamento così leggero e pronto all’incontro. Viveva dell’oggi, ma senza malizia; insomma, non come quelli che si approfittano degli altri per sopravvivere. Per il suo passato non dava colpe a nessuno; è facile incattivirsi se la vita va male, ma Graziano non ha corso questo rischio”.