
[thumb:2600:l]Quiliano. Alla Rassegna della Granaccia e dei vini Rossi di Liguria, che si terrà a Quiliano nei giorni 10 e 11 maggio 2008, sarà presente anche il giornalista sommelier e critico gastronomico Paolo Massobrio. Lo stesso Massobrio ha scritto un commento sulla Granaccia, prestigioso vino rosso tipico, che vi proponiamo di seguito.
“La Granaccia di Quiliano rappresenta un doppio orgoglio nel quale sono racchiuse le vicende dell’enologia italiana. Intanto è la storia dei trasporti e degli scambi che sono stati trattenuti e si sono sedimentati nel tempo, lasciando una traccia indelebile nell’identità di un popolo. E’ quindi la storia di un paese, perché questo vino richiama a Quiliano, secondo quel principio veronelliano delle Denominazioni Comunali che, al di là di ogni provvedimento, sono un riconoscimento di fatto a una cosa che fa quasi parte del Dna di tante generazioni. Il vitigno pare del tutto simile all’Alicante Bouschet, registrato dalla Comunità Europea con i nomi di Guarnaccia o Grenache. La storia propende nel considerare che sarebbe giunto nel borgo di Quiliano a seguito degli spostamenti di alcuni cartai dediti al commercio con la Spagna. Solo negli ultimi anni, tuttavia, ha riscosso un meritato successo ed è commovente il fatto che sia sopravvissuto finora grazie alla tenacia di un gruppo di viticoltori, che vi hanno creduto nonostante la lunga assenza di denominazioni ufficiali. Riconosciuto di recente come Igt Colline Savonesi, rappresenta dunque una rarità nel panorama enoico nazionale.
Ha colore rubino tenue con tonalità tendenti al granato dopo un giusto affinamento (3-4 anni). Al naso ha un profondo profumo vinoso e fragrante, mentre con l’invecchiamento amplia il proprio bouquet in cui spesso si colgono sentori marcati di ciliegia e piccoli frutti boschivi, oltre alla viola mammola, e a ricche e piacevoli nuances speziate. In bocca è asciutto, caldo, morbido e vellutato, di straordinario equilibrio e personalità. Si accompagna alla cucina ligure dell’interno ma, volete un azzardo, non sta male anche col pesce cucinato con intingoli.
Da parte mia sono onorato di essere ospite di questa festa, che è un riconoscimento innanzitutto al lavoro che ha tracciato il maestro di noi tutti che scriviamo di vino: l’autenticità dei prodotti di una terra, di quella terra lì. Quiliano è la dimostrazione che anche l’affetto per un prodotto identitario può vincere”.