Così anche il Comune di Savona, medaglia d’oro della Resistenza, prende le distanze dalla resistenza ai delinquenti.
Purtroppo in questo atteggiamento di sdegnata condanna delle ronde di volontari in funzione preventiva anti-crimine, si sente – per usare un’espressione greve utilizzata da certi esponenti di sinistra proprio in questi giorni, per le elezioni del Comune di Roma – “puzzo” di ideologia.
E sì, perché forse qualcuno ricorda il tempo delle “bombe di Savona” e le ronde – quelle sì – fortemente politicizzate, che si vollero istituire per salvare Savona da un preteso rigurgito “fascista”, che certamente non c’era, ma che servì tuttavia a dar vita ad una caccia al fascista bombarolo, ravvivando in questo modo la vis democratica dei savonesi. La pressione mediatica fu tale che addirittura molti Cittadini si videro costretti a prendere parte – sia pure di malavoglia – a queste grottesche ronde, per non rischiare di essere additati alla pubblica esecrazione come fascisti o loro simpatizzanti.
Ora si tratta di pensare eventualmente ad una iniziativa non molto dissimile da quella che già è stata concordata con l’Associazione d’Arma dei Carabinieri, ma poiché l’idea viene dall’odiata Lega Nord, allora non va bene.
Se invece fossero proprio i sindaci (non solo quello di Savona, sennò i delinquenti si limiterebbero a spostarsi nei comuni limitrofi) a favorire e regolamentare istituzionalmente questa attività volontaria e spontanea, non vi sarebbe alcun pericolo di vulnus alle sacre istituzioni democratiche e la gente potrebbe uscire di casa un po’ più tranquillamente di quanto accade ora.
Emilio Barlocco