Liguria. Allo stesso modo di un avviso di burrasca, sui monitor della plancia di comando di una nave che entra nel Santuario dei Cetacei potrebbe arrivare un allerta per la presenza di un gruppo di balenottere o di capodogli, e il comandante del traghetto o della petroliera potrà modificare la rotta evitando disagi e soprattutto collisioni. Il progetto unico al mondo, curato dalle Università di Genova, Torino e Montpellier, ancora in fase sperimentale, si basa sull’intreccio di dati rilevati con sensori in mare e dal cielo con modelli sul funzionamento dell’ecosistema. Illustrato da Maurizio Wurtz, del dipartimento biologia dell’ ateneo genovese, il sistema viene messo a punto anche con l’ ausilio di una squadra di 12 ricercatori che solcano le acque del Santuario (prima area protetta d’alto mare, compresa tra Costa Azzura, Sardegna, Arcipelago Toscano e Liguria per oltre 8 milioni di ettari), a bordo di un gommone d’altura dotato di sofisticati sistemi di rilevamento per immagazzinare dati e implementari modelli sul funzionamento dell’ecosistema. Il risultato del progetto, che attende finanziamenti dalla Ue, sarà a disposizione dei gestori del Santuario, di autorità portuali, amministrazioni locali e compagnie di navigazione.
“Se l’industria tecnologica e l’armamento colgono la sfida e trovano ulteriori risorse – ha spiegato Wurtz – avremo uno strumento unico, molto sofisticato, che oltre a ridurre l’ impatto sui cetacei e su un ecostistema delicato come il nostro avrà ricadute anche sulla ricerca”.