Per la sessantaduesima volta ci accingiamo a celebrare il sacro rito dell’anniversario della Liberazione.
Dopo qualche anno di apparente abbassamento dei toni, quest’anno si preannuncia un ritorno in grande stile agli interventi roboanti dei “bei” tempi andati. Perché? Ma è chiaro: con il ritorno di Berlusconi al governo – con contorno di Lega ed AN – la Democrazia Italiana è di nuovo in pericolo, lo capisce anche un bambino.
Il fatto più grottesco è che quelli che più gridano oggi al pericolo-democrazia sono proprio coloro che per decenni hanno inneggiato e tramato perché l’Italia passasse sotto l’egida della fulgida “democrazia ” sovietica.
Questi signori ancora pretendono, pur dopo tutti gli sbugiardamenti storici, che in questi ultimi anni sono finalmente arrivati da più parti (anche da sinistra, come G.Pansa ed altri), di contrabbandare la guerra partigiana: A) come patrimonio unico della sinistra; B) come lotta di liberazione dal germanico invasore, per il bene dell’Italia.
La realtà storica, svestita dalla foglia di fico che per troppi decenni è servita a coprire certe innominabili vergogne dei comunisti e che oggi è ormai secca e vizza e non copre più nulla, ci dice due cose chiare e semplici, ancorché scomode per qualcuno:
1) La vera lotta di liberazione fu combattuta da una moltitudine di individui di varia estrazione culturale e politica, dei quali solo una parte era legata al partito comunista;
2) La frazione comunista dei partigiani, non combatteva tanto per la liberazione dell’Italia dall’oppressore nazista, quanto per il perseguimento di fini politici post-bellici ben diversi e cioè per realizzare in Italia uno stato comunista, destinato ad entrare nella sfera del futuro patto di Varsavia.
Bisognerebbe quindi che venisse piuttosto celebrato il grande coraggio e senso dello Stato di coloro che, ai vari livelli e spesso a costo della vita, si batterono perché l’Italia fosse liberata e rimanesse nel campo politico delle democrazie occidentali.
Si trattò delle truppe alleate e dei partigiani patrioti prima e dei politici liberal-democratici dopo.
Costoro infatti salvarono non soltanto l’Italia – nel suo complesso – dal rischio di un declino di tipo sovietico, ma anche quegli stessi comunisti che, se avessero vinto, sarebbero stati – proprio loro – i primi a subire le famose purghe staliniane.
Emilio Barlocco