Nuovo record per il prezzo del petrolio vicino ai 120 dollari al barile. A incidere sul rialzo del greggio è stato lo sciopero nella raffineria britannica Grandemouth, che ha portato alla chiusura dell’impianto ‘Forties Pipeline System’ della British Petroleum, e della struttura della Exxon Mobil in Nigeria.
Sempre nel Paese africano un nuovo attacco contro un terminal della Royal Dutch Shell ha ridotto l’offerta mondiale di greggio del 2,5%, pari a 2,14 milioni di barili al giorno. Attualmente la Nigeria immette sul mercato 1,96 milioni di barili al giorno. Risulta quindi gravemente compromessa la produzione della Nigeria, tra i maggiori produttori petroliferi mondiali.
“In seguito agli scioperi in Nigeria e Regno Unito il mercato mondiale del petrolio sta affrontando la più grande interruzione dell’offerta negli ultimi tre anni -scrive il ‘Wall Street Journal’- anche se un accordo dovesse essere raggiunto presto ci vorranno settimane prima che la produzione di petrolio torni a pieno regime”. Stando al quotidiano finanziario americano, i recenti avvenimenti dimostrano quanto “sia fragile lo stato del sistema petrolifero mondiale”.