Ceriale. La cooperativa sociale “Strade” organizza per domenica 4 maggio una passegiata gratuita nell’entroterra di Ceriale: Peagna e Riserva Rio Torsero.
Il percorso inizia dalla centrale Piazza della Vittoria a Ceriale. Affacciato sulla piazza spicca il bastione difensivo costruito nel 1566 a difesa dalle invasioni barbaresche; un’altra torre coeva è visibile dietro la Parrocchiale. Il percorso passa tra le moderne espansioni residenziali di Ceriale. Superato il rio di S. Rocco, che scorre tra ripide sponde scavate tra i terrazzamenti alluvionali più antichi della pianura ingauna, si giunge alla cappelletta della Madonna delle Grazie, edificata nel 1864. Il percorso prosegue lungo la vecchia mulattiera per Peagna, in alcuni tratti ancora ben conservata. Il paesaggio è dominato da coltivi e da uliveti dolcemente terrazzati; qui sorgeva l’antica Capriolo, forse già “fundus” in epoca romana, uno dei nuclei abitati – insieme ad Anzio, Beverello, Borbena, Moltedo e Paerno – dalla scomparsa dei quali si è andato formando, alla fine del sec. XVI, sul sito della vecchia Borbena, il paese di Peagna..
Testimonianza della mutata geografia dei luoghi dal medioevo ad oggi è data dalla “chiesa vecchia” di Peagna, l’antica parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista, che sorge nei pressi del cimitero, fuori dal “nuovo” borgo; già citata in documenti del 1288, era il luogo di culto dei paesi di Capriolo, Anzio, Borbena e Paerno. L’edificio, del quale spicca il campanile barocco, conserva ancora tracce di affreschi databili ai secc. XV e XVI; tra questi la “Madonna del Latte” e S. Antonio, del 1504, una Crocifissione e dei Santi, del 1577.
Una deviazione porta all’ingresso della Riserva Naturale del rio Torsero. La Riserva, istituita nel 1985, deve il motivo della sua importanza alla presenza di abbondanti giacimenti fossiliferi. Il Rio Torsero infatti, scavando il suo letto, ha portato alla luce i sedimenti più antichi che si erano depositati in un avvallamento del fondale marino che nel Pliocene (5-1,7 milioni di anni fa) occupava la Piana di Albenga. I sedimenti, costituiti prevalentemente da argille azzurre, hanno potuto conservare i resti di una ricchissima fauna a molluschi, soprattutto Lamellibranchi e Gasteropodi; la matrice tenera della roccia nei quali sono inglobati ha potuto garantire uno stato di conservazione eccezionale dei reperti.