Viene chiamata con molti nomi diversi. Le sue lavorazioni sono molteplici. E’ combinabile ed assemblabile con una infinità di materiali. Vitruvio stesso ne aveva parlato nel suo trattato “De Architectura” nel 23 a.C. E’ la terra cruda, il penultimo appuntamento riguardante le innovazioni del progetto di recupero del borgo antico di Balestrino.
La tecnica di lavorazione di questo materiale è millenaria ed è diffusa in tutto il mondo, proprio per la facilità di messa in opera e per il basso costo. La terra (che già di per se deve avere una composizione con prevalenza d’argilla) una volta estratta dal sito, viene liberata da residui vegetali e da pietre grossolane. In seguito si stende e si fa macerare per due settimane, eliminando così l’acqua grazie al contatto con l’aria. Il preparato viene poi gettato in casseri (distanti almeno 50cm ed alti altrettanto) e steso a strati di 10-12cm all’interno di essi. Con il “Dame”, cioè un pestello, viene compattata. Questo metodo è noto nei Paesi europei con il nome di Pisè.
Nel caso di Balestrino, questo “modus procedendi” è stato modificato dall’architetto Zunino in modo da poter creare un “Pisè evoluto”. La prima innovazione è stata l’inserimento della calce nell’impasto, con un rapporto medio di 1 secchio per ogni 15 di terra, tranne che negli spigoli, in prossimità delle fondamenta e nelle riseghe, dove si parla di 1 secchio ogni 8. Poi non si è più parlato di pestello, ma di compattatore pneumatico elettrico che, imprimendo una forza maggiore contrastata dai casseri in metallo, porta gli stati a uno spessore di 5cm, al posto degli 8 di prima.
Insomma, con tutti questi accorgimenti, ci sono i presupposti per determinare un elemento tecnologicamente funzionale, ma è veramente sicuro? Premettendo che non è paragonabile al calcestruzzo armato, poiché il comportamento statico è diverso, si tratta di un materiale in via di sperimentazione, tuttora studiato dalle Università di Genova e di Lione. E’ simile al setto in pietra: resiste bene a trazione sui piani di posa, male alla flessione e allo sforzo di taglio. Però la prova di resistenza si ha con il fatto che i setti non necessitano di tempo di asciugatura: una volta riempito il primo cassero, si può posizionare subito il secondo continuando gli strati superiori.
La terra cruda è un materiale che porta enormi benefici. Contiene l’argilla, che ha un forte potere ionizzante. In secondo luogo crea l’effetto “Grotta”, regalando inverni caldi ed estati fresche. E’ una scelta tecnica alternativa che si inserisce perfettamente nel contesto: il Pisè, sommato ai setti in pietra pre-esistenti opaco-plastici, crea continuità di struttura. E’ naturale. Può essere smantellato e ricreato con estrema facilità e ciò che elimini ritorna terra da arare e coltivare.
Infine, se andate dietro il castello e guardate la parete costruita per dimostrazione, vedrete il suo meraviglioso effetto cromatico! Rimane un ultimo problema da affrontare: chi andrà a vivere nelle case costruite in Pisè, dovrà essere consapevole di “cambiare filosofia di vita”. Ciò significa abituarsi a vivere come un tempo, proprio per il concetto di primordialità della casa che questo materiale induce ad avere. Arredi minimali, difficilmente 2 bagni per abitazione, assoluta impossibilità di poter spostare tramezze e così via.
Marco Bersano